Lo sai che l’Italia e’ fallita, vero?

VM_178_00Un articolo di Valerio Malvezzi

Recentemente una signora mi ha ripetutamente criticato su facebook perche’, a suo dire, io trasmetto pessimismo. La signora mi ha portato argomentazioni a me ben note, come la teoria dell’attrazione, cioe’ la legge per la quale – banalizzo – basta pensare positivo perche’ arrivi la fortuna.

A dire il vero, esistono a livello governativo ben piu’ autorevoli esponenti di tale approccio, che continuano a lanciare manifestazioni di ottimismo e tacciano di essere “gufi” o “pessimisti” tutti gli economisti, gli aziendalisti e in generale i pensatori che, dati alla mano, dicono che non c’e’ proprio di che festeggiare.

Allora, per redimermi dal mio presunto ruolo di aziendalista “gufo”, ho deciso di scrivere questo articolo, in cui ti chiedo: lo sai che l’Italia e’ fottuta, si’?

No, perche’, se ancora non lo sai, hai due strade.

La prima e’ quella di continuare, come una brava personcina serena, ad andare sulle bancarelle a comperare i libercoli sulla teoria dell'”attrazione” e ad ascoltare i telegiornali che ti dicono che i consumi vanno meglio perche’ la gente ha “ritrovato la fiducia”. Del resto, non essendo un dato ma un sondaggio, e’ l’unico dato positivo, perche’ manipolato.

La seconda e’ quella di leggere quanto segue.

Se lo fai, e’ a tuo rischio e pericolo, perche’ io non ti mettero’ davanti ad opinioni, ma a dei dati.

Lo faro’ sostenendo la mia tesi con cinque argomentazioni.

Trattero’ di cinque questioni: fiscale, debito, produttivita’, anagrafica, banche.

L’economia non si governa, come ti raccontano, con le preghiere e le speranze, ma con le azioni razionali.

E qui, amiche e amici miei, di razionale ci sono solo le scelte spietate che sono state fatte per ben poche tasche.

Non certo le tue.

LA QUESTIONE FISCALE


L’altro giorno, mi contatta su facebook il mio ex insegnante di inglese, americano, che mi scrive:

“I left my dear Italy. Taxes were too high.”

Penso sia chiaro, ma traduco: “ho lasciato la mia cara Italia. Le tasse erano troppo alte.”

Ora, l’unico consiglio serio che si potrebbe dare ai giovani, con il senno del buon padre di famiglia, sarebbe la battuta di un famoso film fantasy, Il Signore degli anelli:

Gandalf, celebre frase del film.

Da dati pubblicati stamani, risulta che oltre 100.000 italiani sono fuggiti dall’Italia nel 2015, per lo piu’ giovani.

Ma quanti, in eta’ piu’ avanzata, possono davvero fuggire?

Non facilmente i piccoli imprenditori, che – lo dico senza alcun fine polemico – sono semplicemente coloro che producono reddito e occupazione in questo paese.

E come sono ricompensati?

Cosi’: VM_178_03

La pressione fiscale vera e’ la piu’ alta in Europa.

No, perche’ devi ben capire un dato: la pressione nominale e’ circa il 42%, ma quella reale, sulle piccole imprese italiane, supera il 68%.

Ah, ma l’abbiamo abbassata! – afferma il governo.

Balle. Balle rosse e gialle.

E sai perche’?

Perche’ non possono abbassare quella pressione, poiche’ e’ cio’ che serve per tenere in piedi un sistema italiano che, per circa il 60%, si basa sul mondo statale, direttamente o indirettamente.

Hai visto il divertente film di Zalone?

Io si’. E per la prima volta nella mia vita ho provato una sensazione strana vedendo un film.

Al cinema ho riso. All’uscita ero sconfortato, perche’ quel film racconta semplicemente la verita’.

Verita’ che non dice invece il Governo, quando afferma di aver ridotto le tasse.

Dati, signore e signori; l’economia si discute sui dati.

Guarda la tabella sottostante (fonte Istat).

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Le entrate tributarie nel periodo gennaio-novembre 2015 sono aumentate del 9,2% (oltre 32 miliardi in piu’), rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dato che la crescita del PIL e’ stata minore dell’1%, te lo rispiego in modo semplice.

Ma come fai a credere alla favola che la pressione fiscale sia diminuita?

Se il PIL cresce di meno di 1% ma le entrate crescono di oltre 9%, c’e’ una sola spiegazione: e’ aumentata la pressione fiscale.

Pessimismo? No, dati economici.

LA QUESTIONE DEBITO


Ora, hai compreso (dati alla mano) che il Governo mente e le tasse sono aumentate. Se sono aumentate di oltre 32 miliardi, dove sono finite?

Ad aumentare le spese.

Il debito pubblico italiano e’ salito, nel 2015. Balle rosse e gialle anche quelle che raccontano che si sta riducendo la spesa della burocrazia italiana. Balle, come racconta il film di Zalone: tagliano le Provincie, solo per cambiare il nome all’ufficio dei dipendenti pubblici, che restano tutti (a tue spese).

Balle, nonostante l’aiuto di papa’ Draghi, che truccando i mercatitiene basso lo spread tra bund e titoli di stato italiano.

E questo per una ragione: se la BCE non avesse alterato i mercati truccando lo spread, sarebbe saltata l’Italia.

Quindi, sarebbe saltata l’Unione Europea.

Lo vuoi capire che siamo tecnicamente falliti?

E in tutto questo, ripetono il mantra neoliberista del ridurre il debito pubblico riducendo la spesa pubblica.

Lo scrivo de sempre: solo un idiota puo’ pensare che riducendo la spesa pubblica si riduca il debito. La ragione e’ semplice; se riduci la spesa (per investimenti, sia chiaro, non parlo di sprechi) riduci il gettito, perche’ quella spesa genera ricchezza tassata.

Nessun Paese ha futuro senza domanda interna. La domanda interna dipende prima di tutto dai consumi, che dipendono dal lavoro, che dipende dagli investimenti pubblici (che sono stati distrutti) e dalle condizioni che crei sugli investimenti privati (come non possono esserci con le tasse di cui sopra).

Ci stiamo incartando su noi stessi, in una economia sempre piu’ ristretta, con una base imponibile sempre piu’ bassa e una pressione fiscale sempre piu’ alta, per mantenere uno stato borbonico in cui chi vive nel mondo pubblico ha diritti e privilegi (primo tra tutti quello di non perdere il lavoro) che gli altri cittadini nel privato non hanno.

Lo so, e’ antipatico cio’ che scrivo.

Ma io non rispondo a nessun editore, non mi paga nessuno; quindi me ne fotto e lo scrivo comunque.

Vi hanno detto per anni che “tirando la cinghia” sarebbe migliorato il debito pubblico.

Ed ecco il risultato di anni di austerita’.

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Ti ho messo la freccia rossa sul nostro Paese solo per farti vedere dove siamo nella situazione mondiale: dietro solo alla Grecia e al Giappone, in percentuale del PIL (gross domestic product).

Solo che il Giappone non e’ paragonabile a noi (perche’ ha il controllo della moneta, noi no, avendo l’Euro).

E la Grecia?

La scorsa estate, quando tutti festeggiavano l’accordo raggiunto, io ancora una volta fui il solito “Bastian contrario” e scrissi su questo blog che era un accordo vergognoso e che il problema sarebbe stato solo rinviato, ma presto sarebbe esploso.

La Grecia e’ oggi sull’orlo di una guerra civile, ma i nostri giornali hanno l’ordine di non parlarne.

E il nostro Parlamento e’ imbambolato da mesi a trattare di materie piu’ urgenti(CHE SONO AUTENTICHE PUTTANATE!!!) di questi temi di economia, come ad esempio il riconoscimento delle unioni civili e la “stepchild adoption”.

Sono polemico?

No, solo mi viene da ridere, pensando ai dati economici e a quanto la gente sia tenuta nell’ignoranza.

Pessimismo? No, dati economici.

LA QUESTIONE PRODUTTIVITA’


Da oltre quindici anni, questo Paese, seguendo la ricetta neoliberista di credere nel mercato, abbandonare la moneta, entrare nell’Euro spossessandosi del diritto di stamparla per mezzo del Ministero del Tesoro, ha scelto di iniziare una strada disastrosa.

Prossimamente pubblichero’ altri articoli con una serie di grafici e dati per dimostrarlo.

Oggi voglio invece confutare le affermazioni che da almeno due anni leggo sui principali organi di informazione.

“Siamo in ripresa!”

Senti, te la faccio breve, perche’ non ne posso piu’ di ascoltare persone che scrivono le loro opinioni.

Le opinioni in questa materia non contano un cazzo.

Guardati questo grafico di fonte OCSE e capisci come stanno le cose da solo.

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Il grafico ti indica cosa e’ successo dal 2008 al 2015, in termini di Prodotto Interno Lordo reale.

La vedi la freccia viola con l’Italia, si’?

Bene. Anzi, male. Spero tu abbia capito.

Perche’ e’ inutile che ci nascondiamo dietro a un dito: siamo una nazione che ha perso la capacita’ di produrre reddito, da quasi vent’anni.

Mi chiedono spesso perche’ io sia cosi’ critico nei confronti dell’Euro.

Per tante ragioni ma te lo spiego subito, con un grafico soltanto: la produttivita’ del lavoro dal 1999 al 2014.

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La vedi la linea rossa?

Ecco, quella e’ l’Italia.

Non e’ una mia opinione: sono i dati di un soggetto che certo non e’ contro l’Euro. La fonte e’ la commissione europea.

Pessimismo? No, dati economici.

LA QUESTIONE ANAGRAFICA


In questa situazione, capisci perche’ rido (amaramente) quando il Parlamento del mio Paese discute per mesi di altre priorita’ come il riconoscimento delle unioni civili?

No, perche’ credo sia chiaro che una parte di quel dibattito riguarda le future pensioni di “reversibilita’”.

Prendero’ insulti perche’ sono un bieco e cinico aziendalista, lo so.

E gia’ che ci siamo, andro’ di nuovo controcorrente e diro’ che parimenti mi fa ridere l’indignazione sulle pensioni di reversibilita’ in senso generale.

Ma lo volete capire che vi state accapigliando del nulla?

Lo sapete, si’, se avete piu’ o meno la mia eta’ che noi la pensione non la prenderemo, mai? Se poi siete piu’ giovani allora ragazzi, se pensate che avrete la pensione, lasciatemelo dire: siete proprio coglioni.

Non e’ una opinione, e’ un fatto generazionale.

Guardati questa tabella e prendi atto della dolorosa realta’.

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Non e’ una mia opinione: non puo’ reggere questo sistema, per un fatto anagrafico.

Se uno Stato si permette il lusso non solo di non incentivare le nascite, ma anche di avere persone in eta’ lavorativa che non lavorano, puo’ metter mano alle pensioni con cento riforme e alla fine non potra’ che prendere atto di un fallimento.

Sono stanco di idioti e di corrotti che, da vent’anni, continuano solo a preoccuparsi di riforma delle pensioni. Preoccupiamoci prima di tutto di dare lavoro alle persone in eta’ lavorativa.

Il che significa abbandonare, subito, il modello economico che ci hanno imposto: quello neo liberista, quello del rigore, quello del taglio alla spesa, ai servizi, agli investimenti.

So che puo’ sembrare paradossale, ma io lo scrivo da sempre: abbandoniamo il rigore, torniamo a spendere nella spesa pubblica per investimenti e ad abbassare subito le tasse, o siamo morti, perche’ questo modello nel lungo termine crolla.

Anche qui, in un altro articolo vi daro’ dei dati che dimostrano che il sistema pensionistico italiano e’ fottuto e che ogni anno voi, come me, pagate tasse per pagare in realta’ l’INPS (che non pareggia da anni i bilanci). Non so se e’ chiaro; te lo scrivo meglio.

Voi, come me, state pagando tasse che non vanno per servizi di oggi, ma per finanziare diritti di pensione maturata ieri, una pensione che voi, come me, domani non prenderete mai.

Il sistema non puo’ piu’ reggere per una questione anagrafica.

Pessimismo? No, dati economici.

LA QUESTIONE BANCHE


Quando mi hanno intervistato in televisione sul tema delle obbligazioni subordinate, il tema era: ma e’ colpa degli italiani che sono risparmiatori distratti?

Allora sono stato uno dei pochi che ha detto apertamente che la distrazione su quel tema non c’entra nulla: leggi questo articolo.

E’ stata una deliberata truffa, prodotta nel silenzio assordante delle Istituzioni come Banca d’Italia (che il nostro Presidente della Repubblica, Mattarella, si e’ subito preoccupato di difendere).

Ora, scrivero’ un prossimo articolo per spiegare come siano diversi i livelli di tsunami all’orizzonte. Se quattro banchette di periferia hanno generato quel livello di panico; provate a immaginare cosa voglia dire salire di un livello (ai rischi su banche nazionali) e poi di un altro livello (ai rischi su banche mondiali).

Per ora, saliamo appena di un livello nel ragionamento, per vedere i rischi incorporati nelle banche di rilevanza nazionale.

La tavola sottostante (fonte Mediobanca) ti mostra i livelli totali di crediti deteriorati, espressi in miliardi di euro.

I crediti deteriorati si traducono in linguaggio semplice per la gente cosi’: spazzatura.

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Immagina quante discariche servono per contenere tutti quei miliardi di spazzatura.

Anche qui, i dati sono un po’ come gli elastici: li tirano come piace a loro.

Ufficialmente, si parla di circa 200 miliardi di crediti deteriorati, ma stime di analisti indipendenti arrivano a 350 e anche 400 miliardi. Basti pensare che, da recenti stime Bankitalia, le sofferenze totali del sistema sono 201 miliardi, oltre a 150 crediti “incagliati”. Parliamo di una cifra astronomica, pari a quasi il 16% del debito pubblico italiano.

Ti spiego in poche parole: sono soldi che le banche hanno prestato e sono stati buttati nel cesso. Quei soldi erano stati raccolti dai risparmiatori, quindi non torneranno a casa.

Esagero?

Niente affatto.

I risparmiatori italiani hanno comperato titoli di debito bancari (per lo piu’ obbligazioni) per circa 237 miliardi di euro.

Ah, ma tu sei pessimista! – urlera’ la solita benpensante che ha comperato il libri dei pennivendoli sulla legge dell’attrazione sulle bancarelle del paese.

Ah, il solito gufo menagramo! – rincalzera’ il fiducioso sostenitore del Governo in carica.

Bene signore e signori, accetto la critica.

Solo che, avendo insegnato statistica per anni in Universita’, ho una idea di cosa sia il calcolo della probabilita’ e io non valuto con le categorie di ottimismo e pessimismo, ma con quelle di evento probabile e improbabile.

Provate a usare diverse categorie di pensiero, come nella tabella sottostante.

Allora, coloro che mi criticano di pessimismo dicono che non e’ corretto dare gia’ per certi i problemi sui crediti che sono solo “incagliati”.

Bene, daro’ alla gente definizioni semplici e non giuridiche, nella mia tabella del parlare chiaro.

Tabella del parlare chiaro

Definizione

giuridica

Significato

giuridico

Traduzione per chi

vuol capire

Credito “in sofferenza”

Quando e’ accertato che il debitore non rimborsera’

Credito gia’ andato a puttane

Credito “incagliato”

Temporanea difficolta’ economica del debitore

Credito non ancora andato a puttane ma che ha una probabilita’ di andare a puttane

Ora, basandosi la finanza sulla statistica, dobbiamo intenderci: quale e’ la probabilita’ che un credito incagliato possa andare a puttane?

No, perche’ altrimenti ci impelaghiamo in discussioni da oroscopo, da bancarella e da bar.

Ti spiego in termini semplici, nella mia tabella delle categorie di pensiero.

Tabella delle Categorie di pensiero

Categoria

Risultato

Ottimismo

L’evento temuto probabilmente non si verifica

Pessimismo

L’evento temuto probabilmente si verifica

Totale crediti “incagliati”

150 miliardi circa

% statistica che un credito incagliato si trasformi entro pochi anni in “sofferenza”

99%

Quindi, da dati statistici, la probabilita’ che i crediti incagliati vadano anche loro a puttane e’ quella.

Minchia!

99%

Novantanove per cento di probabilita’ statistica?

E voi dite che io sono pessimista? Se uno ti dice che facendo quel percorso hai il 99% di probabilita’ di schiantarti contro un muro saresti un idiota a sorridere al volante, secondo me.

Ma a chi sono stati dati quei soldi?

Ora, qualcuno sta mettendo in giro la voce che l’Italia sia in difficolta’ perche’ e’ un Paese di piccole imprese. Dal momento che sono piccole, sono fragili. Quindi – secondo costoro – le banche italiane sono in difficolta’ perche’ hanno erogato il credito male, in quanto lo hanno dato a piccole imprese che oggi non sono in grado di restituirlo.

Allora, te lo dico nuovamente forte e chiaro: palle.

Altre palle rosse e gialle.

Guarda la tavola che riassume la situazione.

Variabile

Dato

Entita’ di debitori che ha creato oltre il 70% delle sofferenze bancarie

2,6%

Numero di individui che hanno in totale oltre 25 miliardi di debito bancario in Italia

579

(fonte: elaborazione WTB su centro Studi Unimpresa)

Sto semplicemente documentando che poco piu’ del 2% di persone ha creato oltre il 70% dei problemi.

Sono grandi affaristi, immobiliaristi, speculatori.

Su una popolazione di quasi 60 milioni di persone, poche centinaia hanno creato il disastro bancario per oltre 2/3 dei debiti italiani avariati totali.

Io, piu’ che dirti le cose in modo cosi’ semplice e documentato non so come convincerti.

Il problema non e’ il credito raccolto male: e’ il credito dato male.

Il credito dato non secondo le regole serie e professionali che io insegno ovunque e che sono riassunte nelle guide negoziali allegate nelle risorse gratuite di questo blog; no, credito regalato agli amici degli amici.

Il nostro Presidente della Repubblica difende l’insindacabilita’ dell’operato di Banca d’Italia, giudicata indiscutibile. Ho scritto in altri articoli, anche sulla nostra rubrica su Panorama, del fatto che un controllato (la banca d’Italia) difficilmente puo’ essere un buon controllore (delle banche sue azioniste).

Caro Sergio, ma la nostra Costituzione dovrebbe difendere il risparmio o le poltrone che di quel risparmio sono l’emblema?

Scrivo questo perche’ ci hanno messo anni a intervenire per commissariare(CAPITO, MARIO DRAGHI???).

Anche un cieco avrebbe capito che i prezzi delle obbligazioni subordinate di Banca Etruria non erano espressivi del vero rischio che incorporavano, e quindi erano una palese distorsione del mercato.

Il problema e’ che in finanza c’e’ un detto.

“Too Big To Fail”

Troppo grande per fallire.

Ovvero, se sei un poveraccio di distruggono e ti mandano Equitalia alla porta. Se sei un grande truffatore non possono farti molto.

Perche’?

Te lo spiego in termini semplici e brutali.

Ecco come si crea il buco, se tutti i controllori fanno finta di non vederlo(CAPITO, MARIO DRAGHI???).

Un buco che, negli anni, diventa una voragine; ma le poltrone (di controllati e controllori) sono salve.

Variabile

Dato

Sofferenze bancarie 2011

104 miliardi

Sofferenze bancarie 2015

201 miliardi

Anni del periodo

4

Incremento della voragine

93%

Fonte: elaborazioni WTB su dati Bankitalia

Ora parleranno di bad bank, cartolarizzazioni, cose gia’ note.

Sta di fatto che, come sempre, saranno gli ultimi a pagare.

Chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto, dice un famoso adagio napoletano.

Pessimismo? No, dati economici.

CONCLUSIONI


Con cinque argomenti, basati su fonti documentali, ti ho dimostrato del perche’ nessuna persona informata e di buon senso puo’ scommettere per un roseo futuro del nostro Paese. Dopo, ognuno fara’ il suo teatrino, specialmente in politica.

Ma un aziendalista guarda ai numeri, non ai dibattiti nei talk show.

L’Italia e’ fottuta?

Dipende.

Se continueremo su quella strada, quella dell’austerita’ e del modello economico neo liberista, quello di una moneta unica senza una politica comune europea, io, dalla lettura dei dati di un trend di quasi vent’anni, ne sono convinto.

Se invece si cambiera’ strada, si potrebbero aprire scenari completamente diversi.

A me pare che al momento tutto faccia supporre al fatto che sia la prima strada quella piu’ probabile; perche’ l’Italia fa gola a molti, perche’ ci sono molte ricchezze pubbliche e perche’ e’ uno dei Paesi al mondo con la piu’ grande ricchezza privata (che si chiama risparmio).

Prima che tu rida, sappi che il nostro e’ uno dei pochi modelli economici che ha accumulato risparmio per decenni, mentre altri (quello americano, in primis), spingono per un modello a risparmio zero e a totale debito. Prima che qualche altro diversamente intelligente sghignazzi, sara’ bene che rifletta sul fatto che in Italia molte persone hanno una casa, una automobile, una lavatrice di proprieta’, mentre altrove non funziona cosi’.

Non e’ un caso che siano in corso trattative per accordi quasi segreti, detti TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership; il Trattato Trans Atlantico per il Commercio e gli Investimenti). Io sono molto sospettoso e critico sui contenuti e soprattutto sulle modalita’ di queste pressoche’ ignote trattative, ma te ne parlero’ in altri articoli.

Io credo che la prima via per risolvere i problemi di un Paese sia il fatto che – almeno, in democrazia – la gente ne abbia consapevolezza. Ecco perche’ ho scritto queste cose, con tale durezza.

Poi, nota la realta’, ognuno e’ libero di cercare la ricetta del sogno che vuole.

Ma questi sono dati, non opinioni.

Nel rapporto banche e imprese, che e’ il tema di questo sito professionale, solo un idiota o un totale sprovveduto puo’ pensare che domani, in questo scenario, ci sara’ piu’ credito per tutti e sara’ piu’ facile negoziare con una banca.

Gli imprenditori hanno capito, da tempo, che nessuno li aiutera’, e che solo un fesso puo’ restare fermo a credere alle promesse dei politici, pertanto si infomano e cercano di capire come venirne fuori. Per cui fate altrettanto.

Non quando e’ in gioco – in un Paese che per varie radici non puoi ragionevolmente lasciare – la tua azienda, la tua famiglia, la tua storia di vita, di persona e di imprenditore.

Non quando e’ in gioco il tuo futuro.

Pessimismo?

No, dati economici.

Buona crescita.

 

Fonte: qui

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