Lazio, elezioni politiche 2018, Marco Villa ‘uscire dalla Nato non è solo una questione di pace’

Marco Villa, candidato al Senato per la lista del Popolo, collegio uninominale Velletri, espone i costi diretti e indiretti dell’adesione italiana alla Nato.

“L’adesione del nostro paese all’alleanza atlantica, infatti, ci costa mediamente 80 milioni di euro al giorno. Una cifra che pagano tutti i cittadini o, per lo meno, tutti i cittadini che non evadono (perché bisogna anche tenere conto del fatto che chi più si lamenta del fatto che le tasse in Italia sono alte, spesso è proprio chi più evade). Tra l’altro, fa riflettere la notizia che l’Iran abbia deciso di abolire la flat tax proprio perché… ha fatto aumentare l’evasione fiscale!”

“Tornando alla Nato, – prosegue il Candidato al Senato – gli 80 milioni di euro giornalieri che spende il nostro paese per farne parte, potrebbero essere utilizzati per sostenere la spesa sociale, con interventi e misure a favore della sanità, della lotta alla povertà, dell’istruzione, della ricerca scientifica e tecnologica, del contrasto al dissesto idrogeologico, ecc.

“Tra l’altro, si tratta di una ‘tassa’ che non ha alcun senso. La Nato, infatti, è un’alleanza che aveva una sua logica all’epoca della guerra fredda, quando esisteva la possibilità di un eventuale attacco sovietico ai paesi europei, per cui il trattato nato rappresentava una sorta di ‘ombrello protettivocomune’. Ma la guerra fredda è finita, da anni, e consequenzialmente avrebbe dovuto essere sciolta la Nato, dato che non aveva più ragione di esistere.

Attenzione: la Nato andrebbe sciolta, non riformata come prevede il punto 8 della parte relativa alla politica estera del programma elettorale del Movimento 5 stelle. Ovviamente l’Italia non può chiedere unilateralmente lo scioglimento di un trattato multilaterale, però il nostro paese può uscirne, recuperando in tal modo sovranità politica ed assumendo un ruolo di neutralità sullo scacchiere internazionale. In altre parole, amici di tutti e nemici di nessuno”.

I costi indiretti dell’adesione alla Nato

“Una tale decisione – spiega Villa – comporta anche scelte di politica estera completamente diverse rispetto a quanto attuato negli ultimi decenni. Scelte di politica estera che portano danni al nostro paese: basti pensare alle sanzioni economiche che sono state applicate alla Russia per la questione Ucraina. Tali sanzioni hanno pesantemente danneggiato i rapporti commerciali tra l’Italia e la Russia. Quelle sanzioni hanno danneggiato pure i nostri territori, perché sono diminuiti i turisti russi.

“L’adesione alla Nato ha anche costi indiretti: i componenti stranieri del personale Nato (ed i loro familiari) presenti sul nostro territorio godono dell’esenzione iva sugli acquisti ed usufruiscono di contributi erogati dallo stato italiano sugli stipendi e le indennità.

“Strano che Matteo Salvini – su questo specifico punto non faccia sentire la propria voce. Prima gli italiani? Poi sarebbe anche corretto che le basi Nato presenti sul nostro territorio procedessero a proprie spese allo smaltimento dei rifiuti non pericolosi. Quanto ai rifiuti pericolosi, è risaputo che chi vive nei pressi di basi militari Nato dove vengono effettuate esercitazioni che prevedono l’utilizzo di uranio impoverito, spesso non gode di buona salute.

“Ma ragionare solo in termini di basi militari potrebbe essere fuorviante. Nelle nostre acque territoriali, – specifica la nota – infatti, navigano imbarcazioni a propulsione nucleare, alcune delle quali attraccano anche nel nostro territorio, nella base navale Nato di Gaeta.

Se si verificasse un incidente ai motori di tali navi, che ripercussioni ci sarebbero sull’ambiente, sulla salute, sul turismo, sulla pesca? Nel nostro territorio, ad esempio, è un vanto per molti comuni rivieraschi il fatto di esibire la bandiera blu. In caso di incidenti ai motori di tali navi da guerra, quei comuni potrebbero ancora fregiarsi del vessillo blu?”

“I sindaci – continua il Candidato – dei comuni rivieraschi del pontino, responsabili delle condizioni di salute della popolazione dei loro territori, hanno mai pensato ad un’eventualità del genere? E le associazioni ambientaliste? È risaputo, infatti, che le maggiori cause di inquinamento sono le guerre ed i militari. Questi ultimi, sia in tempo di pace che in tempo di guerra.

“Un esempio? Seveso 1976, il peggior disastro ambientale nella storia del nostro paese. La Cmesa, l’azienda coinvolta, produceva il famigerato agente Orange, il disboscante utilizzato dagli usa durante la guerra del Vietnam per liberarsi della boscaglia che rappresentava una protezione per i vietcong.

“Uscire dalla Nato, pertanto, – conclude Villa – non solo è una scelta di pace, ma è anche una decisione che ha il vantaggio, evidentissimo, di tutelare l’ambiente e la salute, oltre a consentire di recuperare risorse finanziarie che potrebbero essere utilizzate per sostenere la spesa sociale. Non a caso, quindi, l’uscita dalla Nato rappresenta una delle priorità del programma elettorale della lista del Popolo”.

(Il Faro on line)

Precedente Si prepara la guerra nel Donbass? I consiglieri militari britannici, americani, canadesi arrivano in Donbass Successivo Terza Guerra Mondiale in Siria, gli Usa bombardano le truppe di Assad: 100 morti

Lascia un commento