Privacy Policy Intervista a Pierluigi Paoletti analista finanziario e cofondatore dell’associazione Arcipelago Scec | Una Lira per l'Italia
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Intervista a Pierluigi Paoletti analista finanziario e cofondatore dell’associazione Arcipelago Scec

12671727_1162276287125059_8566923738260242768_oAbbiamo intervistato su alcuni temi economici il dr. Pierluigi Paoletti

 

Il Dr. Pierluigi Paoletti è esperto di economia, analisi dei mercati finanziari e politiche monetarie, ha curato uno dei primi siti di divulgazione economica e finanziaria, ha collaborato con varie testate giornalistiche e tenuto corsi e conferenze. E’ stato consulente comunale e regionale, ha scritto libri e dato il suo contributo grazie al suo pensiero economico. E’ anche cofondatore di Arcipelago SCEC La rete di Arcipelago SCEC, la cui missione è di “costruire qualcosa di nuovo, libero, uno spazio dove la Solidarietà reciproca sia la norma e dove non ci siano secondi fini e manipolazione”. Per fare ciò utilizza come mezzo una moneta complementare, lo SCEC. 

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Come definisce il nostro Paese nel 2016 economicamente parlando?

Se esaminiamo con spirito critico gli accadimenti dalla morte di Moro in poi, in particolare:

  • il divorzio nel 1981 fra Tesoro e bankitalia e il conseguente raddoppio del debito pubblico in appena 10 anni,
  • la firma di trattati internazionali che snaturavano le sovranità del nostro stato,
  • il colpo di stato di fatto nel 1992 con mani pulite e le successive riforme della legge bancaria operate dall’allora direttore generale del tesoro, Mario Draghi,
  • le grandi privatizzazioni di banche e società pubbliche,
  • l’adozione dell’euro,

riusciamo a vedere un disegno molto lucido e preciso teso a rendere inoffensivo un paese molto scomodo sia economicamente che per le scelte di politica internazionale. Oggi probabilmente ci stiamo avvicinando alla fine di questo processo con un’Italia completamente in ginocchio, stanca e preda di avvoltoi che stanno spolpando voracemente le ricchezze rimaste, ma forse più pronta a fare un deciso cambio di rotta.

Da dove dovremo ripartire?

Il discorso è complesso e non può che iniziare da una rinascita prima di tutto culturale, etica e solo poi si arriva a quella economica. Bisogna far riemergere il senso di appartenenza ad una comunità allargata che accoglie e non esclude, una comunità che riscopre la solidarietà reciproca delle nostre radici contadine, il rapporto con la terra ed il rispetto di persone e beni collettivi.

 E’ in atto una sorta di chiamata a raccolta di tutte le persone di buona volontà che possano con la loro passione e con la loro professionalità iniziare a ricostruire sulle macerie perché è come se un cataclisma o una guerra si fossero abbattuti sul nostro paese.

Prima di ricostruire però dobbiamo attivare una pulizia profonda dall’egoismo, dall’avidità e dalla voglia di sopraffazione che deve lasciare il posto allo spirito di servizio, alla collaborazione e alla solidarietà reciproca. Solo allora sarà possibile costruire sulla roccia le fondamenta del nuovo corso.

Su chi e quale categoria punterebbe maggiormente?

Nel processo di ricostruzione bisogna necessariamente ripartire dai giovani e sensibilizzarli sia alla gestione etica della cosa comune che al nuovo concetto di impresa privata che aiuta e collabora con la comunità. Dal punto di vista delle categorie, premesso che tutte sono importanti, è necessario iniziare come intuibile dall’agricUltura riportandola ad una dimensione più naturale e locale coinvolgendo in questo processo di rinnovamento sia le aziende che le amministrazioni locali e le comunità sociali. Bisogna ribaltare il concetto ormai superato di “mors tua vita mea” per arrivare a comprendere che siamo noi a stabilire le regole del gioco e che i risultati maggiori si raggiungono collaborando e rendendo tutti i partecipanti felici e orgogliosi di partecipare a questo gioco.

Con la sua associazione afferma di voler cominciare a ricucire e fortificare le economie locali. Come?

Arcipelago SCEC, acronimo di Solidarietà ChE Cammina, è uno strumento neutro e no profit che mettiamo al servizio delle comunità. Sono buoni locali che rappresentano la Solidarietà delle aziende che li accettano insieme agli euro come percentuale del prezzo di merci e servizi, nei confronti della comunità che, ricevendoli gratuitamente e/o a fronte di comportamenti virtuosi, premia queste aziende comprando da loro invece che dalle multinazionali. Per capire quanto importante sia premiare le aziende locali pensiamo che un comune come Latina spende per la spesa alimentare circa 180 milioni l’anno e poiché il 90% di questa spesa viene assorbita dai numerosi supermercati e centri commerciali della GDO è intuibile che solo una parte minimale di questa ricchezza viene reinvestita sul territorio, creando nel lungo termine danni incalcolabili.

Ripartire a risanare le nostre comunità locali è importantissimo per riprendere fiducia in noi stessi e toccare con mano che un’inversione positiva degli eventi è possibile. Dal locale al nazionale il passo poi è breve.

Per lei siamo imprigionati da un sistema fatto di potere alle banche ed indebitamento privato?

Attualmente credo sia chiaro a tutti che siamo sotto la dittatura del denaro con il ricatto del debito, un debito costruito su di una colossale truffa destinata come tutte le truffe, prima o poi, a cadere.

Se tutto il denaro emesso viene emesso a fronte di un debito come è possibile estinguere questo debito?

Ovviamente è impossibile e per questo stiamo vivendo nell’allucinazione della scarsità e dell’ingiustizia, in attesa che sia ripristinata finalmente la verità e la giustizia avendo fatto propria la frase riportata su ogni SCEC:

“Non venderò mai la mia libertà per tutto l’oro del mondo”