CONTE HA SPEZZATO L’ASSE FRANCO-TEDESCO COSÌ BENE CHE CI SONO UNA FRANCESE ALLA BCE E UNA TEDESCA ALLA COMMISSIONE EUROPEA

COME SE NON BASTASSE, CON IL GOVERNO GIALLOVERDE POTREBBE ESSERE ELETTO UN PRESIDENTE DELL’EUROPARLAMENTO TARGATO PD, DAVID SASSOLI

SALVINI È INCAZZATO NERO, ANCHE PERCHÉ CONTE DURANTE IL VIAGGIO A OSAKA SI È SENTITO TELEFONICAMENTE CON ZINGARETTI…

Marco Antonellis per Dagospia

Nella Lega stamattina gli umori non erano dei migliori: “Dovevamo spezzare le reni a Francia e Germania e invece ci ritroviamo l’Europa più franco-tedesca e usuraia di sempre”. Questi sono i ragionamenti che si vanno facendo tra lo stato maggiore leghista, decisamente deluso da come il Premier Conte ha giocato la sua partita in Europa: “E pensare che Matteo gli ha dato un sacco di consigli e sono stati in contatto telefonico a lungo” si sfoga un big leghista che preferisce l’anonimato.

Insomma, c’è molta delusione e  tra i leghisti non se ne fa mistero, almeno off the record: la divisione scientifica delle nomine tra popolari e socialisti con una tedesca, Ursula Von Der Leyen e una francese, Christine Lagarde, al vertice dell’Ue non è affatto un successo, anzi. Ma c’è di più perché a quanto si apprende da fonti di Bruxelles gli eurodeputati leghisti rosi dalla rabbia che con il governo gialloverde verrebbe eletto un Presidente targato Pd voteranno contro l’ex anchorman del Tg1 David Sassoli.

Intanto però il Capitano leghista sarà chiamato a scegliere il nome del Commissario italiano: in queste ultime ore il borsino vede in aumento le quotazioni del Ministro Centinaio mentre appaiono in ribasso quelle di Zaia: il governatore del Veneto non vuole saperne di andarsene prima di avere realizzato l’autonomia regionale, la sua grande battaglia.

Alla finestra rimane comunque anche il ministro degli Esteri Moavero Milanesi, apprezzatissimo dal Quirinale ma molto meno dal Capitano leghista.  E non è un fatto secondario perché come spiegano dal Carroccio “la scelta spetterà solo e soltanto a Matteo Salvini” e non è nemmeno detto che non ci possa essere un ripensamento da parte di Giancarlo Giorgetti. Insomma, la novità del giorno è che il nome di Giorgetti al di là delle smentite, rimane in pista.

Ma c’è un’altra notizia che potrebbe interessare al Capitano leghista perché, a quanto si apprende, il Premier Conte nei giorni scorsi, durante il viaggio ad Osaka, si sarebbe sentito telefonicamente con Nicola Zingaretti, il leader del PD. A quanto è dato sapere i due, almeno formalmente, avrebbero parlato del caso Sea Watch. Ma la cosa non farà certamente piacere al leader supremo di via Bellerio, sempre timoroso che qualcuno gli stia preparando una somma fregatura in caso di crisi di governo. Insomma, gli ingredienti ci sarebbero tutti per pensare che qualcuno stia tentando di lavorare ad un’ipotesi di governo PD-5 Stelle, due partiti che farebbero qualsiasi cosa pur di non tornare al voto dato che ne verrebbero decimati.

LA BCE CHE VERRÀ – ALLA GUIDA DEL FMI, CHRISTINE LAGARDE HA PUNGOLATO L’EUROPA CHIEDENDO DI ESSERE PIÙ AUDACE NEL COMBATTERE LA DISOCCUPAZIONE

LE CRITICHE A DRAGHI PER LA CRESCITA “TROPPO LENTA”

NON LE È PIACIUTO IL SALASSO DI AUSTERITY ALLA GRECIA

E’ RIUSCITA A NAVIGARE IN UN FAMOSO SCANDALO POLITICO-FINANZIARIO (L’AFFAIRE TAPIE) CHE POTEVA ROVINARE LA SUA CARRIERA

LA PIAGGERIA VERSO SARKOZY: “USAMI COME VUOI, PER IL TEMPO CHE TI SERVE…”

M. A. per “il Messaggero”

Che impresa sarà, per Christine Lagarde, sostituire Mario Draghi. Opera resa ancora più ardua per le critiche che, dal suo ruolo di numero uno del Fondo monetario internazionale, la neo presidente della Bce ha rivolto a Draghi per alcuni anni. Lo accusava di non essere abbastanza vigoroso nel sostegno alla crescita. Toccherà di fare meglio alla donna voluta dalla coppia Merkel-Macron al vertice dell’Eurotower, e che è sempre stata dentro il sistema, al top del potere francese e internazionale, mai outsider e continuamente nella stanza dei bottoni. In quel mondo euro-atlantico molto di establishment.

Forbes l’ha definita «terza donna più potente del mondo», e lei sa di esserlo. Basta notare il suo sguardo, di fastidio misto a senso di superiorità, quando l’altro giorno al G20 di Osaka la figlia di Donald Trump, Ivanka, ha fatto irruzione nel colloquio tra lei, Macron e altri. Il video ha fatto il giro del mondo e nelle immagini spicca l’espressione di sufficienza che la direttrice francese del Fmi ha riservato alla giovane americana.

In America, la Lagarde (nata nel 1956 a Parigi) ha lavorato a lungo e sempre al massimo come avvocato d’affari: «I clienti giapponesi pensavano che fossi lì a fare i caffè, e invece ero lì a fare carriera». Per farla – prima donna ministro dell’economia in Francia, prima donna alla guida del Fmi e prima donna al vertice Bce, oltre che campionessa nazionale di nuovo sincronizzato e stimatissima da Chiac, da Sakozy, da Macron – ci vuole determinazione: lei ne ha da vendere. Fiuto: c’è.

Duttilità: è della famiglia neo-gollista ed è tecnocrate che viene da destra, ma al Fmi ha virato a sinistra insistendo sempre sulle «diseguaglianze» e criticando l’approccio di Draghi. Serve però anche fortuna. Alla Lagarde non difetta. Sotto la voce fortuna si può catalogare il fatto che sia riuscita a navigare in un famoso scandalo politico-finanziario (l’affaire Tapie) che poteva rovinare la sua carriera a Parigi. E forse è fortuna anche il fatto che il suo predecessore al Fmi, Dominique Strauss-Kahn, una sera abbia messo le mani addosso a una cameriera d’albergo a Manhattan, precipitando la fine del proprio mandato.

JET SET PROGRESSISTA

Sotto la sua guida, il Fmi ha pungolato da sinistra gli europei ad essere più audaci nelle terapie per la creazione di lavoro. E a Draghi: «La crescita è troppo lenta in Europa, si rischiano di subire molti anni di stagnazione». Non è piaciuto alla Lagarde il «salasso» alla Grecia e la gestione della crisi di quel Paese le viene riconosciuto come un merito particolare.

Le piaceva Obama, il che non stupisce: quel jet set politico-culturale che sta sempre dalla parte giusta è il mondo di Christine. Che sa essere trasversale e quello è il posizionamento strategico che le dà forza e prestigio. Non è una donna collocata a sinistra ma è come se lo fosse. Sa bene quali sono i rapporti di forza e ci sta dentro con abilità da mediatrice.

Restando sempre in posizioni super tra America (è stata anche presidente del Cda della law firm di Chicago Backer & McKenzie), Francia (uno dei ministri più longevi della recente storia di quel Paese: agricoltura, economia, industria, finanze) e Europa. Dove l’asse franco-tedesca l’ha destinata con tutti gli onori e a quel sistema di comando lei risponderà nel suo incarico all’Eurotower.

Che rappresenta una novità perché s’interrompe, con questa nomina, quella tradizione tanto cara all’ortodossia dei signori della moneta che, fin dalla nascita dell’istituto di Francoforte, ha visto la Banca centrale guidata esclusivamente da ex governatori delle banche centrali nazionali. Ma la Lagarde non è detto che sia un passo avanti, rispetto all’epoca Draghi, e certamente l’Italia parte in svantaggio.

Fonte: qui

PERCHÈ TANTO SCANDALO DAVANTI ALLA LAGARDE CHE SI METTE A 90° PER SARKOZY (“USAMI PER IL TEMPO CHE TI SERVE. HO BISOGNO DI TE COME GUIDA E COME SOSTEGNO”)?

IL SERVILISMO SECONDO MADAME LAGARDE
Alberto Mattioli per “la Stampa”

«Usami per il tempo che ti serve e serve alla tua azione e al tuo casting». Ma «se mi usi, ho bisogno di te come guida e come sostegno: senza guida, rischio di essere inefficace, senza sostegno rischio di essere poco credibile». Sembrerebbe la solita lettera di ordinario servilismo nei confronti del Grande Capo. Invece il documento è straordinario perché a indirizzarla a Nicolas Sarkozy fu, in data imprecisata, Christine Lagarde.

Sì, proprio lei, l’avvocatessa d’affari che arrivò alla testa del più grande studio di Chicago, la pluriministra (del Commercio estero, dell’Agricoltura e dell’Economia), la direttrice generale del Fondo monetario internazionale, la settima donna più potente del mondo secondo «Forbes».

Tosta ma elegante, preparatissima, mai una ciocca fuori posto nei capelli orgogliosamente lasciati bianchi a 57 anni, mai una parola di troppo oppure un congiuntivo sbilenco, sempre impeccabile come i suoi tailleur. E invece zac!, anche Lagarde casca sull’ossequio fantozziano al Pres. Lup. Mann. Guida Suprema. E dire che nei cinque punti della breve ma imbarazzante missiva, fra un «ho fatto del mio meglio e ho talvolta potuto sbagliare. Ti chiedo scusa» e un’«immensa ammirazione», Christine spiega a Nicolas: «Non desidero diventare un’ambiziosa servile come molti di quelli che ti circondano la cui lealtà è talvolta recente e poco duratura».

Sono gli effetti collaterali dello scandalo Tapie. Il 20 marzo, gli agenti che perquisivano la casa parigina di Lagarde hanno trovato la lettera, «Le Monde» l’ha pubblicata, tutta la Francia ci sta maramaldeggiando sopra. Le femministe sono arrabbiate, la rete divertita. Su Twitter è tutto un fiorir di parodie.

Fabrice Arfi, il giornalista d’assalto di «Mediapart», posta un baciamano al Padrino Marlon Brando. Didascalia: «Lagarde/Sarkozy. Dopo la lettera, la foto». Altri si sbizzarriscono paragonando i trasporti quasi erotici dell’algida Christine alle «Cinquanta sfumature di grigio» o ai telegiornali nordcoreani. E c’è chi si chiede se sulla lettera, da brava groupie, Lagarde ha aggiunto dei cuoricini e una spruzzata di Chanel numero 5.

Ma siamo davvero sicuri che simili zerbinate siano l’eccezione e non la regola? Il politologo Dominique Reynié, che conosce bene la politica in generale e quella francese in particolare, definisce «banale» la lettera. Viene in mente il sommo Flaiano: «A furia di leccare, qualcosa sulla lingua rimane sempre».

Fonte: qui

CHRISTINE LAGARDE CONDANNATA PER LO SCANDALO ADIDAS/TAPIE, MA LA PENA VIENE SOSPESA

IL CAPO DEL FMI, QUANDO ERA MINISTRO DELL’INTERNO CON SARKOZY, PERMISE CHE LO STATO FRANCESE VERSASSE LA CIFRA MONSTRE DI 400 MILIONI PER RISARCIRE L’IMPRENDITORE BERNARD TAPIE 

 FMI: CONDANNATA CHRISTINE LAGARDE

 (ANSA) – Il direttore del Fmi, Christine Lagarde, è stata condannata dalla Cour de justice de la République, il tribunale dei ministri di Parigi, per “negligenza” nel caso dell’arbitrato Adidas/Tapie ai tempi in cui era ministra dell’Economia di Nicolas Sarkozy. Il procuratore aveva chiesto l’assoluzione ma i giudici hanno detto no.

RIASSUNTO DEL CASO TAPIE/LAGARDE

Da www.ilsole24ore.com del 12 dicembre 2016

Si apre oggi a Parigi – nella stessa sala dove nel 1793 Maria Antonietta venne giudicata per aver “dilapidato i beni della Francia” – il processo della Corte di giustizia della Repubblica (l’istanza che si occupa dei procedimenti nei confronti di ministri o ex ministri) alla direttrice del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde. Accusata di «negligenza» in merito alla vicenda del contenzioso tra lo Stato e il finanziare Bernard Tapie tra il 2007 e il 2008, ai tempi in cui era ministro dell’Economia del Governo guidato da François Fillon, sotto la presidenza di Nicolas Sarkozy.

Quando la Lagarde arrivò a Bercy, appunto nel 2007, il “caso Tapie-Lyonnais” (il finanziere contestava la correttezza dell’ex banca pubblica nella vendita della società Adidas) durava ormai da circa quindici anni, con esiti giudiziari contrastanti. E il suo predecessore, Jean-Louis Borloo, aveva già immaginato il ricorso a un arbitrato extragiudiziale per porre fine alla storia, affidandone la gestione al capo di gabinetto Stéphane Richard, attuale ceo di Orange (l’ex France Télécom).

La Lagarde – peraltro avvocato d’affari negli Stati Uniti, dove queste procedure erano del tutto abituali – non aveva avuto nulla da ridire, dando il proprio via libera all’arbitrato. Nonostante il parere nettamente contrario dell’Ape, la struttura del ministero che si occupa della gestione delle partecipazioni pubbliche, secondo la quale c’era il rischio di una decisione contraria agli interessi dello Stato. E così in effetti sembra essere andata. Secondo la sentenza arbitrale, a Tapie venne riconosciuto un indennizzo di oltre 400 milioni di euro, più 45 milioni a titolo di danni morali. Una cifra enormemente superiore a quelle circolate fino ad allora.

Il caso si è clamorosamente riaperto un anno e mezzo fa, quando il Tribunale ha cassato la decisione arbitrale, avviato un’inchiesta per truffa allo Stato nei confronti di alcuni protagonisti (tra cui Richard) e imposto a Tapie di restituire la somma percepita. Parallelamente alla procedura giudiziaria ordinaria, si è appunto aperta quella della Corte di giustizia nei confronti della Lagarde, che secondo la commissione d’indagine avrebbe peccato di leggerezza (da cui la «negligenza») prima per aver avallato la decisione di affidarsi all’arbitrato (senza peraltro verificare l’affidabilità degli arbitri) e poi per non aver presentato ricorso contro la sentenza.

La Lagarde – che ha sempre ribadito la propria correttezza, pur riconoscendo una certa disattenzione rispetto al dossier, scaricando sostanzialmente la responsabilità su Richard – chiederà un rinvio, in attesa che si concluda l’inchiesta sulla truffa. Qualora non dovesse ottenerlo, chiederà comunque l’assoluzione piena. Se ritenuta colpevole, rischia la condanna a un anno.

Ma soprattutto di dover a quel punto lasciare molto probabilmente la guida del Fondo (alla quale è stata confermata un anno e mezzo fa) , già scosso dalle vicende giudiziarie che hanno coinvolto i due predecessori della Lagarde: lo spagnolo Rodrigo Rato e soprattutto il francese Dominique Strauss-Kahn, per lo scandalo sessuale del Sofitel. La sentenza è prevista per il 20 dicembre.

Fonte: qui

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